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Stefania Pravato

Stefania Pravato

A graduate in scenography from the Accademia di Belle Arti di Brera in Milan, Stefania Pravato has worked as a costume and set designer at Teatro alla Scala.

Since 2000, after the publication of her first short story book, she has dedicated her time to her passion for drawing by illustrating children’s books.

Beginning in 2007, she has been steadily collaborating with the publisher Paramica, for whom she has illustrated many lyric opera’s masterpieces, such as Turandot, Madama Butterfly, Fernando Cortez, and Guglielmo Tell.

Interview in Italian with Stefania Pravato

L’accademia di Brera e poi il Teatro Alla Scala, cosa ti ha spinto “fra le braccia del Teatro”

Mi ha sempre attratto l’idea di poter dare corpo e immagine alle parole e alla musica che si intrecciano
in trame tragiche o romantiche...
Dello spettacolo teatrale, che si conclude con la “messa in scena”, quello che più mi affascina è lo studio che ne sta alla base, il lavoro che avviene prima, nel disegno e nella realizzazione dei costumi che sottolineano i caratteri dei personaggi o nella progettazione degli ambienti e delle luci che creano le atmosfere, dipingendo mondi in luoghi e in tempi lontani o immaginari, è la moltitudine di interpretazioni e sfumature possibili a coinvolgermi ed interessarmi.

Poi il passaggio all’illustrazione per ragazzi: cosa ti ha conquistato di questo nuovo mondo. Come la tua formazione ti ha sostenuta e qual è stato il limite che hai dovuto superare.
Realizzare un libro è come mettere in scena uno spettacolo su un piano bidimensionale, raccontare attraverso le immagini una storia, ma  invece che attraverso un complesso lavoro di equipe, lo spettacolo va in scena sulle tavole da disegno che prendono vita dalla mia matita. Il limite più grosso in tutta questa operazione è lo spazio...certe volte il foglio sembra non bastare mai!
Quando si racconta una trama attraverso il disegno bisogna fare una scelta… individuando gli eventi  più significativi della narrazione e illustrando quelli che possano rendere al meglio i momenti catartici o più pregni di atmosfera, non trascurando i dettagli e lasciando anche lo spazio per il testo…ma sembra più complicato a dirlo che a farlo!

L’incontro e sodalizio con Paramica.
Era da tempo che aspettavo l’occasione di poter unire le mie due passioni: per il teatro e per il disegno. Ho provato per anni a proporre questa idea a varie case editrici e quando ormai avevo perso la voglia e la speranza di poter realizzare libri di questo genere mi è arrivata la proposta di collaborazione con Paramica. Ero a dir poco entusiasta che qualcun altro sentisse la necessità di un genere di libri che raccontassero un mondo forse ai più sconosciuto ma assolutamente fondamentale per la storia e l’arte del nostro Paese, che in tutto il mondo è conosciuto come la patria del “Bel canto”. L’incontro con Monica Lapenta, ideatrice, creatrice e promotrice, insomma  vera e propria anima di questo meraviglioso progetto che è Paramica, è stato per me fonte di nuova linfa creativa a cui attingere.

La pubblicazione di Turandot è stata un successo per vendite e gradimento del pubblico: la mostra al Museo Puccini e poi gli Stati Uniti. Come nasce una trasposizione di un’Opera lirica in libro illustrato.
La fase di trasposizione dal libretto operistico alla narrazione in forma semplificata, credo sia la parte più complessa…Il mio lavoro inizia dopo, quando con il testo definitivo in mano,  devo trovare la chiave di lettura più idonea per far arrivare in maniera efficace il messaggio che si vuole trasmettere, trovare un’interpretazione grafica che possa risultare accattivante.
La ricerca iconografica è alla base di qualsiasi lavoro, con lo studio degli ambienti, degli abiti, delle mode e il design degli oggetti che caratterizzano l’epoca o la situazione che si intende rappresentare, il tutto filtrato dai miei personali ricordi , dalle mie emozioni riguardanti l’ascolto della musica o la messa in scena di spettacoli o di viaggi o di mostre visti e vissuti e amalgamati con il mio essere e che al momento opportuno se ne vengono fuori facendomi decidere per un taglio prospettico piuttosto che per un particolare inusitato…e poi naturalmente c’è il confronto con l’editore…

Il Guglielmo Tell, apprezzatissimo in Usa soprattutto dopo la mostra degli originali presso l’Istituto Italiano di Cultura di Washington, ha svelato ancor più le tue passioni: il disegno a penna e l’amor per il dettaglio. Un libro con pochi accenni di colore che ha incantato per il sapiente utilizzo del contrasto. Cosa ti ha ispirato.
Il disegno a matita o a penna è da sempre il mio strumento prediletto di espressione, fin dai tempi del liceo e di questo devo ringraziare la mia insegnante di figura, la professoressa Patrizia Biagiotti.
Dopo la Turandot (il Gugliemo mi è stato assegnato subito dopo) così piena di colori vermigli e violacei (che adoro) e la ricchezza di tanti ghirigori orientaleggianti,  sentivo la necessità di un po’ di sobrietà ma non certo a discapito del “particolare” la cui cura è fonte per me di gioia infinita.

Dopo l’Opera, il Balletto. È arrivato anche l’attesissimo Schiaccianoci. Hai catapultato il lettore in un mondo fantastico fatto di bon bon e magia. Solitamente che parte ha l’autore nel tuo lavoro. C’è collaborazione?
Be’ la collaborazione è fondamentale, così come la comunione di intenti...è un po’ come un matrimonio: più ci si parla e si scambiano pareri e idee e più funziona.
Si può avere  a che fare spesso, oltre che con l’autore dei testi, più con l’editore o il redattore editoriale che deve far da tramite fra i vari collaboratori. Talvolta capita che dopo una “chiacchierata” iniziale su come impostare il lavoro ti lascino carta bianca e dopo la presentazione delle bozze la relativa approvazione successiva a non rare modifiche si possa procedere alla definitiva esecuzione delle tavole. Altre invece in cui le direttive sono molto specifiche e limitanti e i cambiamenti e rifacimenti sono all’ordine del giorno…
Dipende molto anche dal grado di confidenza e fiducia che c’è fra le parti.
Nel caso del mio lavoro con Paramica invece il rapporto è ormai giunto ad un profondo sodalizio e collaborare è un piacere e un accrescimento per tutti coloro che sono coinvolti nella realizzazione del progetto.
Schiaccianoci è un libro che ci ha subito entusiasmati ma la cui trasposizione ha richiesto molta energia e lavoro…Innanzi tutto perché esistono varie versioni dell’opera e anche molte interpretazioni e compiere una scelta su quale far risaltare è stata fonte di innumerevoli riflessioni. Si è infine scelto di privilegiare la versione originale di Alexandre Dumas (su cui si basa la revisione da tutti conosciuta di Hoffmann) e la relativa trasposizione in balletto su musiche di  Pëtr Il'ic Cajkovskij .
Io personalmente ho avuto non poche difficoltà nella rappresentazione soprattutto di quello che nel balletto costituisce il secondo atto. È grazie all’aiuto di Monica Lapenta che il viaggio della nostra eroina è risultato così squisitamente immerso nelle delizie:
Non esistendo una versione in italiano del racconto di Dumas, l’autrice del testo mi leggeva traducendo ogni parola dall’originale, ed insieme, unendo le nostre golosità  creavamo questi ambienti immaginifici e surreali che hanno allietato il viaggio della nostra Clara…(devo anche dire che nel frattempo sono aumentata di tre chili perché la mia golosità veniva soddisfatta non solo con il disegno ma anche con dolciumi di vario genere che ho poi riprodotto nelle illustrazioni, accidenti a me!)
Di prossima pubblicazione altri due titoli pucciniani, la Rondine e Tosca. Altre due donne pucciniane alle quali dare forma e carattere. Cosa ti appassiona della musica di Puccini?
L’estrema modernità e una certa nostalgia che la pervade e mi attanaglia ogni volta che l’ascolto…
Puccini attraverso le sue opere ha saputo dipingere le innumerevoli sfumature che fanno di ogni sua eroina una donna indimenticabile, misteriosa e ammaliatrice come unica e affascinante e seducente è la sua musica.

Un’Opera o un balletto che desideri illustrare
Desidererei dedicarmi ad un’opera buffa, con ironia e spirito…dopo tante tragedie e passioni travolgenti, ci vuole un sorriso!)

L’Opera alla quale sei più legata e il libro che hai illustrato al quale guardi con maggior trasporto.
Io non sono mai soddisfatta dei miei lavori. Ho sempre desiderio di iniziare qualcosa di nuovo per poter fare meglio…quando finisco di lavorare ad un libro, di solito non riguardo più i disegni eseguiti, mi annoiano e quasi mi infastidiscono, penso sempre che avrei potuto fare di più…meglio, o in modo diverso…

I tuoi progetti futuri
Un giorno mi piacerebbe illustrare un grande romanzo o un’opera letteraria come Gustave Dorè ha fatto con la Divina Commedia, il don Chisciotte o l’Orlando furioso. Certo non posso assolutamente paragonarmi a cotanto maestro… ma chissà posso sempre migliorare, finchè c’è vita e lavoro e impegno...c’è speranza..